TY  -  JOUR
AU  -  Dusi, Giulia
T1  -  Che genere di farmacologia?
PY  -  2011
Y1  -  2011-05-01
DO  -  10.1704/932.10209
JO  -  Bollettino SIFO
JA  -  Boll SIFO
VL  -  57
IS  -  3
SP  -  115
EP  -  116
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  0037-8798
Y2  -  2026/04/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1704/932.10209
N2  -  Cari colleghi, sarò breve! Questo per non tediarvi e lasciarvi la voglia di leggere il presente “Invito alla lettura” che abbiamo preparato per introdurre una nuova rubrica del Bollettino dal titolo “CambiaMenti”. Recentemente, infatti, sono arrivati in Redazione alcuni manoscritti didattici/informativi che difficilmente rientravano nei canoni classici degli articoli, ma nello stesso tempo ci sembravano molto interessanti e degni di pubblicazione. Ecco allora questa nuova “possibilità di aggiornamento”. Buona lettura. Per alcuni è un’urgenza, per altri una moda. L’affermazione della diversità di genere in ambito medico-scientifico è un tema di interesse crescente e chiama in causa biologia e biografia di donne e uomini. Sono ormai trascorsi diversi anni dalle prime evidenze di originalità – per così dire – della risposta dell’organismo femminile agli interventi sanitari, evidenze che sottolineavano come le peculiarità fisiologiche fossero in molte occasioni meno rilevanti delle disparità sociali, della disuguaglianza di accesso alle cure, della diversità nella reattività culturale alla malattia. E il tempo ha suggerito nuovi studi, ricerche meno escludenti ma soprattutto una diversa e nuova attenzione al genere sia nella clinica, sia nella ricerca. A questo proposito conviene rileggere quanto affermava un documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicato poco più di cinque anni or sono: «Sempre più, oggi, appare evidente che la ricerca medica è sempre stata condizionata dal genere. Gli argomenti scelti, i metodi utilizzati e la successiva analisi dei dati riflettono una prospettiva maschile in più sensi [...]. Il pregiudizio di genere è evidente non solo nella scelta dei temi, ma anche nel disegno di molte ricerche. Nei casi in cui le stesse malattie colpiscono uomini e donne, molti ricercatori hanno ignorato le possibili differenze tra i sessi per quanto riguarda gli indicatori diagnostici, i sintomi, le prognosi e l’efficacia relativa di trattamenti differenti [...]. Fin quando i ricercatori considereranno gli uomini come la norma, la cura medica offerta alle donne continuerà ad essere compromessa». Difficile però ritenere che “gli uomini non siano la norma” per una Medicina, soprattutto quella Accademica, nella quale è così infrequente per una donna riuscire ad accedere alle posizioni apicali.«Le donne sono più esposte ad alcune patologie, sono curate meno bene e, molto spesso, con farmaci non sperimentati direttamente su di loro», sottolineava un Editoriale della rivista dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari nel 2005, testo di introduzione ad un fascicolo monografico sulla Gender Medicine e, forse non a caso, scritto da una donna, Laura Pellegrini. Qualcosa è cambiato, oggi? Forse sì, maggiormente per effetto di un nuovo e più convinto desiderio della donna di vivere da protagonista la propria salute/malattia che per una convinta adesione dell’establishment ai principi cardine della Medicina di Genere. È importante che questa spinta per una ricerca clinica e per una assistenza più equa e più rispettosa delle esigenze delle donne sia preservata da condizionamenti di qualsiasi… genere: accademici, di Scuola, industriali. E in pochi ambiti come in questo, ricerca, clinica e politiche sanitarie sono strettamente connesse: solo una ricerca più capace di interrogarsi sui diritti della donna (forse dovremmo dire, più in generale, del mondo materno-infantile) può aiutare a disegnare policies improntate a equità, rispetto e promozione della salute, delle donne come degli uomini.La nostra è una Società nella quale la componente femminile ha sempre avuto un ruolo importante e non subalterno; non a caso è Presidente una donna e altre due colleghe hanno la responsabilità di coordinare il lavoro alle redazioni delle due riviste dell’associazione. Anche per questa ragione ci è sembrato utile proporre in questo fascicolo un dossier tematico sulla “Farmacologia di genere”, preparato da Flavia Franconi, probabilmente la persona che con il più convinto e determinato impegno ha sollecitato la Medicina e la Farmacologia italiana a guardare a questi argomenti con occhio attento e curioso.
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