TY  -  JOUR
AU  -  D’Angela, Daniela
AU  -  Testa, Tullio
AU  -  Spandonaro, Federico
AU  -  Rocco, Gennaro
AU  -  Piacentini, Patrizio
AU  -  Lattarulo, Michele
AU  -  Giorgi, Silvano
AU  -  De Gennaro, Emilia
AU  -  Cursano, Rita
AU  -  Vellone, Ercole
T1  -  Gestione del rischio chimico da antiblastici:<BR>un’analisi a supporto delle decisioni in sanità
PY  -  2013
Y1  -  2013-11-01
DO  -  10.1704/1451.16055
JO  -  Bollettino SIFO
JA  -  Boll SIFO
VL  -  59
IS  -  6
SP  -  274
EP  -  280
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  0037-8798
Y2  -  2026/04/22
UR  -  http://dx.doi.org/10.1704/1451.16055
N2  -  Riassunto. La gestione degli antiblastici è certamente molto variegata (in termini strutturali, delle terapie e delle figure professionali coinvolte), comportando una non ottimale gestione del rischio. Per gestire in modo ottimale il rischio, per pazienti ed operatori, individuando le possibili azioni per la sua riduzione, è necessaria la conoscenza dei processi effettivamente utilizzati: a tal fine si è condotta una survey rivolta a tutte le figure professionali coinvolte nel processo, cui è seguito un sopralluogo per la relativa validazione; alla rilevazione hanno partecipato 20 strutture di 3 Regioni rilevanti (Lombardia, Toscana, Puglia), caratterizzate da diversa dimensione ed organizzazione.  Dall’analisi emerge che l’allestimento è risultato centralizzato (presenza di Unità Farmaci Antiblastici-U.F.A.) nel 70% dei Centri, caratterizzati da maggiori dimensioni, ovvero ubicati nei capoluoghi di provincia, mentre nei presidi di piccola dimensione, ovvero con valenza locale, continua ad avvenire nei reparti. Le terapie vengono allestite soprattutto dagli infermieri che, nei presidi di piccole dimensioni, raramente risultano affiancati da una figura di supporto dedicata. Solo il 40% dei Centri effettua una decontaminazione delle superfici di lavoro ad inizio allestimento; tutte la effettuano a fine giornata, ma adottando decontaminanti diversi: soluzioni di  polifenoli 0,4%, alcol e clorexidina, combinazione di più prodotti;  nei reparti soprattutto alcol ed ipoclorito di sodio. Il 70% dei Centri effettua una decontaminazione straordinaria settimanale, utilizzando prevalentemente l’ipoclorito. Solo il 35% dei Centri effettua la decontaminazione dei contenitori post allestimento (alcol o clorexidina nelle UU.FF.AA. e ipoclorito nei reparti). In merito alla gestione del rischio chimico, nelle UU.FF.AA. vengono adottate 3-4 procedure di decontaminazione, ma nei reparti giusto quelle indispensabili (fine giornata lavorativa e versamento del farmaco).  Durante questa procedura nelle UU.FF.AA. vengono adottati 6-7 dispositivi di protezione individuale, nei reparti solo 4.  Il livello di protezione aumenta per la decontaminazione straordinaria. I responsabili delle UU.FF.AA. ritengono che il rischio da inalazione sia il più temibile; nei reparti, di contro, la preoccupazione maggiore è per quello da contatto. Lo studio ha quindi confermato l’eterogeneità delle procedure, a cui si aggiunge l’assenza di criteri condivisi sulle procedure ottimali;  la disinformazione mina il livello di sicurezza e la sua percezione, specie nei Centri di minore dimensione. Si evidenzia, in particolare, l’esigenza di promuovere studi sull’efficacia delle misure esistenti (cappe, DPI, decontaminanti) e fornire una formazione continua per le figure professionali che risultano caratterizzate da frequente turnover.
ER  -   
