TY  -  JOUR
AU  -  Felluga, Giorgia
AU  -  Caristi, Gabriella
AU  -  Bertin, Riccardo
AU  -  Arbo, Anna
T1  -  Le terapie intravitreali nel trattamento <BR>della Degenerazione Maculare Senile: <BR>analisi e monitoraggio della pratica clinica <BR>nell’AAS 2 “Bassa Friulana - Isontina”
PY  -  2016
Y1  -  2016-09-01
DO  -  10.1704/2460.25748
JO  -  Bollettino SIFO
JA  -  Boll SIFO
VL  -  62
IS  -  5
SP  -  238
EP  -  243
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  0037-8798
Y2  -  2026/03/06
UR  -  http://dx.doi.org/10.1704/2460.25748
N2  -  Riassunto. La terapia delle patologie retiniche ha compiuto negli ultimi anni notevoli passi in avanti, grazie soprattutto ad una maggiore conoscenza dei meccanismi patogenetici coinvolti. Le principali linee guida nazionali ed internazionali indicano tra le opzioni farmacologiche di prima scelta la somministrazione intravitreale di antagonisti del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF): pegaptanib, aflibercept, ranibizumab (che riportano regolare indicazione in scheda tecnica per le patologie retiniche) e bevacizumab, che è stato recentemente re-inserito nell’elenco dei farmaci erogabili a carico del SSN per il trattamento della Degenerazione Maculare Senile (DMS) in regime off-label. La somministrazione intravitreale ne richiede tuttavia una ripartizione in siringhe monodose da parte dei laboratori di Farmacia Ospedaliera, nel rispetto delle NBP. Stabilire la migliore terapia per ciascun paziente necessita non solo di valutazioni di efficacia e sicurezza, ma anche di aderenza al trattamento e di contenimento della spesa sanitaria. Obiettivo del presente lavoro è stato quello di fotografare il profilo prescrittivo di bevacizumab, ranibizumab ed aflibercept nel trattamento della DMS all’interno dell’Azienda per i Servizi Sanitari n.2 (Bassa Friulana-Isontina) e valutare efficacia e sicurezza del preparato magistrale rispetto a ranibizumab ed aflibercept. È stata eseguita un’analisi osservazionale sui dati contenuti nei Registri di monitoraggio AIFA nel periodo compreso tra ottobre 2014 e luglio 2015; successivamente si è valutato il profilo di “continuazione/interruzione di terapia”, interpretabile come efficacia o inefficacia di ciascun trattamento. Per i trattamenti con ranibizumab ed aflibercept la probabilità di continuazione di terapia è risultata prossima al 70%, mentre per bevacizumab supera il 90%, confermando a livello locale quanto già verificato in studi internazionali. Alla luce della sostanziale non-inferiorità per efficacia ed eventi avversi noti e in relazione ad un maggiore contenimento della spesa sanitaria, la preparazione magistrale di bevacizumab si è confermata come trattamento elettivo da privilegiare, anche nel contesto della pratica clinica e della governance locali.
ER  -   
