TY  -  JOUR
AU  -  Faggiano, Maria Ernestina
AU  -  Scala, Daniela
T1  -  Tutor, una figura da riscoprire
PY  -  2019
Y1  -  2019-11-01
DO  -  10.1704/3291.32625
JO  -  Bollettino SIFO
JA  -  Boll SIFO
VL  -  65
IS  -  6
SP  -  339
EP  -  347
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  0037-8798
Y2  -  2026/08/24
UR  -  http://dx.doi.org/10.1704/3291.32625
N2  -  Riassunto. Introduzione. Per esercitare la professione di farmacista ospedaliero, è obbligatoria la specializzazione. Figura chiave per lo specializzando è il tutor, come da Decreto Ministeriale (DM) 68/2015 che, in accordo con l’Università, definisce il percorso professionalizzante per il quadriennio formativo. In accordo con il DM 68/2015, i referenti SIFO per la Scuola di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera hanno proposto un’indagine, i cui obiettivi sono: raccolta delle esperienze e delle aspettative degli specializzandi e dei colleghi entro i 35 anni di età relative alla figura del tutor; analisi dei dati qualitativi eventuali azioni di miglioramento della qualità del “tutoraggio”. Materiali e metodi. L’approccio proposto è quello della “narrazione” come strumento capace di mettere a fuoco gli aspetti centrali dell’esperienza formativa, a partire dalle parole e dai vissuti dei partecipanti. Sono state realizzate tracce di interviste semistrutturate da far compilare, in forma anonima, attraverso lo strumento SurveyMonkey a farmacisti specializzandi e specializzati entro 35 anni. La metodologia di analisi fa riferimento alla Grounded Theory attraverso l’individuazione di etichette e codifiche, che sono state, in questa fase preliminare, attribuite in accordo con la classificazione delle narrazioni di Kleinman. Sono stati considerati il “tono” della narrazione e le parole più ricorrenti. Risultati. Sono state raccolte 129 narrazioni dagli specializzandi e 115 dagli specializzati. Nel 70% delle narrazioni degli specializzandi prevale, secondo la classificazione di Kleinman, la disease, sebbene in alcune (15%) sia presente anche la illness, in alcuni casi appena accennata ed in altri più preminente (15%); per essa, si intende la narrazione che lascia spazio a considerazioni inerenti il vissuto emozionale di chi si racconta. Per gli specializzati l’andamento è lo stesso con un maggior accenno alla illness. Conclusioni. Emerge una figura di un tutor non sempre motivato come “formatore” e “curatore” del percorso dello specializzando, che spesso è considerato una risorsa per sopperire alla carenza di personale. Il tutor spesso non è presente, a volte manca di rispetto, di umanità e perfino di educazione; non coinvolge lo specializzando nelle attività della farmacia. La sensazione è condivisa dagli specializzati, che lamentano la mancanza di metodo “insegnato”. Di contro, in tutte le narrazioni c’è un chiaro desiderio di imparare quanto più possibile dal percorso formativo; ciò è ribadito dagli specializzati, che hanno dichiarato di essersi sentiti “scoperti” in alcune attività quando hanno cominciato l’attività lavorativa. La formazione, inoltre, non lascia spazio alle competenze comunicativo/relazionali, vantaggiose per lo specializzando, il tutor, l’Università e per i rapporti che il farmacista ospedaliero dovrà gestire nel suo percorso professionale sia con i pazienti sia con gli altri operatori sanitari. L’organizzazione di corsi di formazione per tutor, in collaborazione con l’università, può essere la risposta a questa carente qualità della figura del tutor, nodo cruciale per formare il futuro farmacista ospedaliero e dei servizi farmaceutici territoriali, che sappia affrontare le sfide di una sanità in continua evoluzione.
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