2026, l’anno del testo unico della farmaceutica?

arturo cavaliere

Presidente SIFO

In questo inizio di 2026 è mia intenzione richiamare l’attenzione di tutti i colleghi farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali sul cosiddetto “Testo unico della farmaceutica” promosso dal Ministero della Salute che sta riscuotendo tanta attenzione da parte di tutta la sanità italiana, SIFO compresa. L’iter legislativo era stato annunciato la scorsa estate quando, per iniziativa del Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Marcello Gemmato, e con il completo appoggio del ministro Orazio Schillaci, era stato presentato a Roma lo schema di “Disegno di legge delega per la redazione del Testo Unico della Legislazione farmaceutica”.

Il Disegno aveva dichiarato immediatamente i suoi obiettivi chiave: rafforzare il diritto di accesso equo e continuativo ai farmaci, soprattutto per i pazienti con malattie rare, croniche o invalidanti, rivedendo le regole sulla loro distribuzione e favorendo la produzione interna di principi attivi ed eccipienti; aggiornare i tetti di spesa farmaceutica e rivedere i meccanismi di payback, per una maggiore sostenibilità economica e attrattività del sistema; potenziare e integrare i sistemi informativi sanitari nazionali e regionali, rendendoli interoperabili con il Fascicolo Sanitario Elettronico e il Dossier Farmaceutico, per monitorare in tempo reale prescrizioni, consumi e stock, e rilevare tempestivamente le carenze di farmaci, anche grazie alla collaborazione tra aziende, enti territoriali e operatori del settore; rafforzare il sistema Tessera Sanitaria digitalizzando l’intero processo di prescrizione e dispensazione, riducendo la burocrazia; valorizzare le farmacie territoriali come presidi di prossimità, promuovendone l’integrazione strutturata nella rete dell’assistenziale territoriale.

Da subito SIFO aveva espresso il plauso della professione, sottolineando l’urgenza di una riforma del settore e appoggiando il percorso legislativo come “scelta strategica per migliorare l’efficienza del sistema sanitario, per potenziare la qualità dell’assistenza e tutelare il diritto alla salute del cittadino e di un accesso omogeneo alle terapie”. Occorre precisare – come hanno fatto gli esperti di legislazione sanitaria – che questo percorso normativo cerca di mettere in ordine un sistema che a oggi si presenta come frammentato e caotico, con oltre 750 leggi contenute in circa 100 fonti di diritto. Riteniamo quindi, come Società scientifica, che la scelta di ricondurre tutto il sistema del farmaco a un unico corpus legislativo possa assumere oggi le dimensioni di un obiettivo prioritario, ragionevole ed etico per tutto il sistema salute italiano.

Nei mesi scorsi il Testo unico ha fatto il suo puntuale percorso e recentemente anche la Conferenza Unificata (che comprende Stato, Regioni ed altri Enti Locali) ha dato il suo “via libera”, certificando così in modo definitivo l’appoggio concertato al percorso di riordino che – ricordiamolo – oltre al testo di riferimento si esprimerà in una serie di Decreti legislativi che andranno a incidere sulla normativa di accesso al farmaco, sul monitoraggio della spesa, sulle prestazioni sanitarie offerte sul territorio e sulla rete di assistenza farmaceutica.

Desidero, in conclusione, assicurare che oggi tutta la governance SIFO si è assunta il compito di monitorare con continuità il percorso che la Legge Delega compirà nei prossimi mesi. È certo, per esempio, che le Regioni dovranno esprimersi nei confronti delle materie di loro competenza (payback, sistemi informativi regionali per la gestione del farmaco, ecc.). Tra questi argomenti ci sono anche quelli inerenti ai temi distributivi, su cui – come è noto – SIFO è particolarmente attenta e attiva.

Il 2026 sarà quindi, con ogni probabilità, l’anno in cui il sistema del farmaco vedrà finalmente la sua riorganizzazione, che negli auspici sarà finalmente al passo con gli sviluppi terapeutici, tecnologici, produttivi e distributivi che oggi hanno ridefinito il Servizio Sanitario. Confermiamo quindi che SIFO continuerà a dialogare con il legislatore e con il Ministero della Salute per offrire il contributo chiaro e concreto che può giungere solo da chi lavora quotidianamente con il farmaco, con i pazienti, con i clinici e con l’organizzazione complessiva della sanità nazionale.