Ascolto dei pazienti: seguendo il percorso dell’AIFA

arturo cavaliere

Presidente SIFO

In questi mesi il Consiglio di Amministrazione di AIFA ha avviato AIFA Ascolta, «uno spazio di dialogo con l’Agenzia riservato ad associazioni, reti e federazioni dei pazienti». L’iniziativa, che è già divenuta operativa, rappresenta – come ha dichiarato il presidente dell’Agenzia, Robert Nisticò – l’avvio «di una relazione strutturata e trasparente con le associazioni dei pazienti, che consentirà uno scambio prezioso di conoscenze e buone pratiche e fungerà da stimolo per un’azione più rapida ed efficace dell’Agenzia su questioni rilevanti e complesse o criticità che potranno essere portate alla nostra attenzione». AIFA Ascolta è in pratica uno “sportello di ascolto” articolato in una serie di incontri che hanno l’obiettivo di sensibilizzare l’Agenzia su problemi e temi che stanno particolarmente a cuore ai pazienti e ai loro caregiver.

Questa iniziativa ci colpisce in modo speciale. La stretta e proficua relazione che SIFO ha con AIFA (e che negli anni si è espressa in progetti comuni, protocolli di intesa e azioni concertate) fa sì infatti che le attività dell’Agenzia siano sempre per noi una positiva provocazione a interrogarsi e a “mettersi in gioco” in modo innovativo.

La prima considerazione che mi permetto di proporre si poggia su un dato indiscutibile: la disponibilità della nostra società scientifica al dialogo con i pazienti è chiara e ha una lunga tradizione. Pensiamo semplicemente al nostro Congresso annuale, oppure agli eventi che SIFO propone su tutto il territorio nazionale: i pazienti sono sempre invitati a offrire il proprio contributo, siano essi portatori di patologie rare o espressione di percorsi terapeutici specifici (es. onco-ematologici o diabetologici). Insomma: quel “meccanismo di ascolto” che AIFA ha avviato in modo strutturato, la SIFO lo sta già realizzando come società scientifica e ha intenzione di proseguirlo in modo sempre più convinto. Oggi ancor più di ieri.

Ma in questa sede mi permetto di dire qualcosa in più. È lo stesso farmacista ospedaliero e dei servizi farmaceutici territoriali che nella sua quotidianità può assumersi una nuova responsabilità di ascolto attento, partecipe, puntuale del paziente. Nessuno come il farmacista ospedaliero e dei servizi farmaceutici territoriali ha una relazione così stretta e diretta con il cittadino e con il paziente. Il momento della Distribuzione Diretta – per fare l’esempio più eclatante – non è “solo” l’istante della “consegna di una terapia”, ma è un momento relazionale, un “istante di cura” fondamentale per comprendere il vissuto e le criticità attraversate dal paziente. Il farmacista ospedaliero ha la possibilità di avviare e gestire in quel momento un’azione di autentico counseling a tutto vantaggio di una più ampia e olistica comprensione dello stato di salute, trasformando una relazione “quasi meccanica” in un istante privilegiato di ascolto, di acquisizione di dati, che possono portare a un miglioramento del percorso terapeutico (una volta condivisi con il team di cura). Cronicità, aderenza alle terapie e monitoraggio degli eventi avversi sono i primi ambiti in cui questa azione di ascolto e counseling può offrire frutti concreti. E tutto questo è un tassello fondamentale di quel mosaico che tutti insieme stiamo costruendo e che definiamo “umanizzazione delle cure”, uno dei pilastri riconosciuti della sanità contemporanea.

Il nostro invito a tutti i colleghi e le colleghe è quindi di utilizzare questi spunti per radicare, migliorare e ampliare il dialogo tra il farmacista ospedaliero e dei servizi farmaceutici territoriali, il paziente, le famiglie e le associazioni di pazienti e cittadini, proprio nell’ottica (come sottolineato da AIFA) di realizzare un miglioramento dell’assistenza farmaceutica a tutela del diritto alla salute. Quel gesto di ascolto del paziente può infatti offrire un contributo essenziale per creare un’organizzazione sanitaria più puntuale e capace di risposte autentiche.