Journal Meeting on Clinical Nutrition and Dietetic Support: “Utilizzo dell’olio di pesce nelle nutrizioni parenterali: valutazione clinica, effetti avversi, dosaggi e aspetti economici in neonatologia, pediatria e nell’adulto”

MARIA LUIGIA GIUSTO1, ANGELA MARIA FELICITA GARZONE2, CHIARA BIAGETTI3, AGNESE SECONDO4, TIZIANA MAGNANTE5, EMANUELA ANDRESCIANI2, MICHELE BINDI6, MARCO BUGLIANI7, MARTINA CANNATARO8, PIERLUIGI FEDERICO9, LORELLA VALENTINA AMORE GIORDANO10, DANILO LADDOMADA11, MARIANGELA MERCALDOL2, CARLOTTA PUCCI13, ANTONELLA RISOLI14, ILARIA SCONZA15, DEBORA SEVERINO16, IRENE SOTTILE17, MICAELA SPATARELLA18, CRISTINA ZOFREA19, EMILIA FALCONE20

1UOC Farmacia Ospedaliera e Territoriale, Azienda Ospedaliero-Universitaria Arcispedale Sant’Anna, Ferrara; 2SOD Farmacia, Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche, Ancona; 3SOD Neonatologia, Dipartimento Materno Infantile, Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche, Ancona; 4Farmacologia, Dipartimento di Scienze Biomediche e Sanità Pubblica, Università Politecnica delle Marche, Ancona; 5Già Direttore Farmacia Ospedaliera ASL Roma 1, Presidio Ospedaliero San Filippo Neri, Roma; 6Azienda USL Toscana Sud Est; 7UOC Farmaceutica Ospedaliera Massa-Versilia, ASL Toscana Nord-Ovest; 8Servizio Farmaceutico Territoriale, ASP Vibo Valentia; 9ASL Napoli 3 Sud, UOC Area Distrettuale Sud, Napoli; 10UOC Farmaceutica Convenzionata e Territoriale SPA San Gennaro dei poveri, ASL Napoli 1 Centro; 11Farmacia Ospedaliera di Bisceglie, ASL BAT (Barletta-Andria-Trani); 12UOS Controllo Spesa Sanitaria ASL Caserta; 13UOC Farmaceutica Ospedaliera Azienda ASL Toscana Sud Est, Arezzo; 14CTF, UOC Farmacia, AO Cosenza; 15ASP Cosenza, PO Corigliano (Cosenza); 16Farmacia Territoriale ASP, Catanzaro; 17Scuola di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera, Università di Pisa; 18UOC Farmacia, Ospedale dei Colli, Napoli; 19Scuola di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera, Università “Magna Grecia”, Catanzaro; 20UOS Farmaceutica Oncologica e Galenica clinica, Area Provinciale Grossetana, UOC Farmacia Ospedaliera, Azienda USL Toscana Sud Est, Grosseto.

INTRODUZIONE

Il 27 maggio 2026, a cura dell’Area Scientifico-Culturale SIFO Malattie metaboliche, Malnutrizione e Nutrizione clinica, si è tenuto il primo “Journal Meeting on Clinical Nutrition and Dietetic Support”, FAD Sincrona (Webinar) a carattere nazionale. L’appuntamento rappresenta un momento di confronto scientifico e aggiornamento professionale e si basa sull’analisi e la discussione critica, tra tutti i professionisti sanitari partecipanti che si occupano di Nutrizione Clinica, di articoli e pubblicazioni recenti e autorevoli nel campo della nutrizione artificiale e del supporto dietetico ai pazienti. I meeting, grazie a un confronto programmato e periodico, si pongono l’obiettivo di aggiornare su temi attuali e/o di recente pubblicazione, favorire lo scambio di idee e opinioni fra il personale esperto ed eventualmente formare e informare professionisti che si affacciano al mondo della nutrizione artificiale, utilizzando un approccio metodologico e scientifico. L’argomento del primo evento è stato: “Utilizzo dell’olio di pesce nelle nutrizioni parenterali: valutazione clinica, effetti avversi, dosaggi e aspetti economici in neonatologia, pediatria e nell’adulto”. A partire da un’analisi critica metodologica degli articoli scientifici selezionati, si va a vedere quanto le evidenze scientifiche vengano applicate nella real-life utilizzando un metodo di confronto basato sulla valutazione clinica, considerazione degli effetti avversi, dosaggi/timing nei differenti setting (neonatologia/pediatria/adulti) e valutazione economica.

L’evoluzione della nutrizione parenterale (NP) ha profondamente modificato il ruolo attribuito alle emulsioni lipidiche. Da semplici fonti energetiche e di acidi grassi essenziali, esse sono progressivamente diventate strumenti terapeutici in grado di influenzare la risposta infiammatoria, il metabolismo e gli outcome clinici soprattutto dei pazienti critici per la prevenzione delle complicanze. In questo contesto, le emulsioni lipidiche contenenti olio di pesce (Fish Oil - FO) hanno assunto una posizione di crescente interesse grazie all’elevato contenuto di acidi grassi omega-3, in particolare eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenoico (DHA), dotati di proprietà antinfiammatorie e immunomodulanti.

L’interesse suscitato da tali formulazioni deve tuttavia essere valutato alla luce di un’analisi critica delle evidenze disponibili. Come in molti altri ambiti della nutrizione clinica la dimostrazione di valore clinico significativo ha bisogno di ulteriori studi metodologicamente validi a supporto. Pertanto la discussione sull’impiego delle emulsioni lipidiche a base di FO costituisce un esempio indicativo dell’applicazione dell’Evidence-Based Medicine (EBM), chiamata a integrare evidenze scientifiche, esperienza clinica e personalizzazione dell’assistenza sanitaria.

SAPER LEGGERE UN ARTICOLO SCIENTIFICO.
EVIDENCE-BASED MEDICINE E VALUTAZIONE CRITICA DELLE EVIDENZE
Relatrice: Prof.ssa Agnese Secondo

L’EBM nasce dall’esigenza di fondare le decisioni cliniche su prove rigorose derivanti da studi clinici. Secondo tale approccio, la qualità di una scelta terapeutica dipende da tre elementi: 1) migliori prove scientifiche disponibili; 2) esperienza e competenza del professionista sanitario; 3) considerazione delle caratteristiche individuali del paziente. Il principio alla base è utilizzare cure e interventi sanitari migliori, sicuri ed efficaci. Occorre perciò correlazione tra gerarchia delle fonti ed eticità del trattamento: migliore è la scelta delle fonti più etico sarà il trattamento sanitario. L’analisi critica della letteratura rappresenta pertanto un passaggio imprescindibile per pervenire a conclusioni valide sulla reale trasferibilità dei risultati nella pratica clinica.

Nella lettura e comprensione di un articolo scientifico particolare attenzione deve essere posta ai bias, le distorsioni sistematiche che negli studi possono condurre a conclusioni erronee (i principali riscontrabili: bias di selezione, bias di osservazione, bias di drop-out e bias di pubblicazione). Le domande fondamentali che il professionista sanitario deve porsi riguardano l’appropriatezza della popolazione inclusa, la qualità delle metodiche (in particolare il metodo di randomizzazione e la rilevanza degli endpoint considerati) e la distinzione tra significatività statistica e rilevanza clinica. Un risultato statisticamente significativo può infatti tradursi in un beneficio clinico marginale, privo di reale impatto sugli outcome del paziente. La minimizzazione di tali variabili si risolve analizzando quanti più studi scientifici possibili condotti con metodi rigorosi e considerando i criteri nella scelta delle fonti, in primis l’indicizzazione.

Nel campo della nutrizione artificiale tali problematiche risultano ulteriormente amplificate dalla difficoltà di standardizzare gli interventi nutrizionali e dall’eterogeneità delle popolazioni studiate per pervenire a una efficace applicabilità clinica.

CONSENSUS INTERNAZIONALE: DALLA LINEA GUIDA ALLA PRATICA CLINICA.
ANALISI DELLA LETTERATURA: EVIDENZE CLINICHE E LIMITI METODOLOGICI
Relatrice: Dott.ssa Angela Maria Felicita Garzone

I due articoli scelti come riferimenti principali da cui partire per l’analisi sono:

1. Martindale RG, Calder PC, Cogle SV, et al. Lipids in parenteral nutrition – expert consensus statements: translating guidelines into clinical practice. Clinical Nutrition Open Science 2025; 60: 50-65.

2. Pradelli L, Heller AR, Klek S, Mayer K, Rosenthal MD, Muscaritoli M. Parenteral nutrition containing fish oil for hospitalized non-Intensive Care Unit (ICU) patients: a systematic review, meta-analysis, and cost-effectiveness analysis. Nutrients 2025; 17: 1284.

Il primo è un consensus internazionale che raccoglie e aggiorna le Linee Guida (LLGG) in seguito a summit del 2022. Ai 18 esperti è stato chiesto di esprimere un consenso su vari topic oggetto di indagine.

Panoramica delle emulsioni disponibili: composizione a confronto.
Basi biologiche dei lipidi nella NP

L’interesse verso il FO deriva dalla sua capacità di modificare il profilo lipidico delle membrane cellulari e la sintesi dei mediatori dell’infiammazione. Le tradizionali emulsioni a base di olio di soia sono caratterizzate da un elevato contenuto di acidi grassi omega-6, precursori di mediatori proinfiammatori. L’introduzione degli omega-3 PUFA ha consentito di riequilibrare tale rapporto, favorendo la produzione di molecole coinvolte nella modulazione fisiologica dell’infiammazione. Particolare rilievo assumono i cosiddetti specialized pro-resolving mediators (SPM), derivati metabolici di EPA e DHA che non si limitano a contrastare il processo infiammatorio, ma ne promuovono attivamente la conclusione e la riparazione tissutale. Tale concetto rappresenta un cambiamento di paradigma: l’obiettivo non è semplicemente sopprimere l’infiammazione, bensì favorirne una risoluzione fisiologica e controllata. Il consenso sui topic “Gli acidi grassi polinsaturi omega-3 EPA e DHA fungono da precursori per le SPM. Le prove sul ruolo delle SPM nella modulazione immunitaria e nella riparazione dei tessuti continuano ad aumentare” e “I clinici dovrebbero valutare l’utilizzo proattivo di strategie che promuovano la fisiologia della risoluzione dell’infiammazione, tra cui l’olio di pesce, come fonte di EPA e DHA, rappresenta una componente chiave; i clinici dovrebbero evitare terapie (come FANS, COX2-inibitori o corticosteroidi), a meno che non siano clinicamente indicate, perché interrompono il processo attivo di risoluzione dell’infiammazione” è del 100%. Da questa prospettiva emerge una concezione della nutrizione clinica come intervento terapeutico attivo, capace di modulare processi biologici complessi e di contribuire alla guarigione del paziente anche attraverso la riduzione delle complicanze con conseguenze positive sull’assistenza sanitaria in generale.

Uso delle emulsioni lipidiche (ILE) nei tre setting clinici adulti: ICU, reparto ospedaliero, NP domiciliare a lungo termine

I pazienti sono stati suddivisi in 3 setting assistenziali: ICU, reparto ospedaliero, NP domiciliare a lungo termine. L’utilizzo delle ILE:

nel ricovero in ICU favorisce riduzione del rischio di complicanze infettive e degenze più brevi in terapia intensiva/ospedale, presenta rapporto rischio-beneficio (R/B) favorevole e conveniente in termini di costo/efficacia (C/E);

nel ricovero in reparto ospedaliero le ILE sono parte integrante della NP nei pazienti adulti sottoposti a intervento chirurgico. La NP è indicata quando la nutrizione orale o enterale è insufficiente, non tollerata o non fattibile. Evidenze scientifiche derivanti da studi clinici, revisioni sistematiche e meta-analisi suggeriscono che le ILE contenenti FO presentano vantaggi clinicamente significativi. Minore probabilità di infezioni e sepsi e degenze ospedaliere più brevi: rapporto R/B favorevole ed economicamente vantaggioso;

a domicilio in NP a lungo termine le ILE sono parte integrante della NP. Le ILE a base di olio di soia puro sono considerate un fattore di rischio se somministrate ad alte dosi per periodi prolungati (oltre 6 mesi). Il rischio di complicanze epatiche nei pazienti adulti in NP può essere ridotto utilizzando ILE contenenti FO. Esse possono dare benefici anche nei pazienti con epatopatia alcolica.

Dosaggi raccomandati. Sicurezza, monitoraggio e aspetti pratici: prevenzione del deficit di acidi grassi essenziali (EFAD), controllo della trigliceridemia, gestione dei tempi di infusione, supplementazione con Nutrizione Enterale (NE)

I dosaggi raccomandati in setting ospedalieri di lipidi sono fino a 1,5 g/kg/die di cui FO: 0,1-0,2 g/kg/die. Occorre prestare attenzione all’apporto lipidico del propofol che è formulato in un’emulsione lipidica al 10% di olio di soia, e apporta circa 1,1 kcal/mL: va conteggiato nell’apporto totale quotidiano. In pazienti con NP supplementare (NE + NP) la dose va adeguata alla quota lipidica enterale. I dosaggi vanno modulati nella NP a lungo termine non superando la dose di 1 g/kg/die.

Per quanto riguarda la sicurezza, i monitoraggi raccomandati e gli aspetti pratici (consenso 100%) sono:

necessario controllo dei livelli di trigliceridi ematici: l’ipertrigliceridemia può essere causata da un sovradosaggio di ILE, sovraccarico di glucosio, lipidi non nutrizionali (propofol) e alcuni farmaci (corticosteroidi) o da altre cause. Le conseguenze dell’ipertrigliceridemia includono la pancreatite acuta. È importante monitorare regolarmente i livelli di trigliceridi. Se il livello supera i 400 mg/dL (4,5 mmol/L), è necessario indagare sulle cause secondarie. I livelli di trigliceridi sierici devono essere valutati prima dell’inizio dell’infusione in tutti i pazienti e settimanalmente durante la NP;

aspetti pratici di gestione: standardizzazione delle procedure in Farmacia a garanzia di qualità e sicurezza; l’infusione delle miscele “all-in-one” può durare fino a 24 ore grazie all’iperosmolarità che riduce il rischio di crescita microbica rispetto alle soluzioni isotoniche di sole ILE che non dovrebbero superare le 12h; somministrazione con un filtro da 1,2 micron.

Aspetti controversi: ASPEN vs ESPEN

Le LLGG ASPEN 2022 e le LLGG ESPEN/Consensus 2025 divergono in alcuni punti tra cui:

scelta dell’ILE: nessuna raccomandazione specifica sulla scelta dell’emulsione lipidica (ASPEN); ILE con FO preferite alle ILE da SO per adulti in ICU e NP ospedaliera (ESPEN/Consensus);

prima settimana in ICU: suggerisce cautela con ILE nella fase precoce di NP (ASPEN); non è necessario sospendere o limitare le ILE con FO nella prima settimana (ESPEN/Consensus);

FO: non include raccomandazioni esplicite sulla dose di FO (ASPEN); 0,1-0,2 g FO/kg/die per ICU adulti (ESPEN/Consensus).

Gli studi condotti in nutrizione clinica sono in genere di piccole dimensioni o presentano carenze metodologiche che si traducono in prove di qualità inferiore rispetto a studi come quelli a supporto dell’approvazione di un agente terapeutico. La dichiarazione finale formulata durante il consensus è un appello agli enti che emettono linee guida e raccomandazioni (consenso 100%).

Il secondo lavoro consiste in una revisione sistematica, meta-analisi e analisi farmacoeconomica condotta in setting reparto ospedaliero (non ICU), selezionati 29 RCT (2.587 pazienti inclusi - adulti in reparto medico/chirurgico NP ≥70% fabbisogno calorico) con endpoint la risposta alla domanda clinica: “La NP con olio di pesce (FO-PN) è superiore alla NP standard (NF-PN) nei pazienti adulti ricoverati in reparto medico o chirurgico?”. Outcome primari: Infezioni - Mortalità a 30 gg. Outcome secondari: durata della degenza, tasso di sepsi, riospedalizzazioni. Altro: effetti sui parametri di laboratorio (enzimi epatici, profilo lipidico, markers infiammatori). Risultati clinici: da 19 RCT (1690 pazienti) il rischio infezioni è stato -37%, da 10 RCT (1117 pazienti) il rischio sepsi è stato -51%, da 18 RCT (1642 pazienti) i giorni di degenza sono stati -2,03, tutti risultati clinicamente significativi. Invece da 11 RCT (1246 pazienti) la mortalità a 30 giorni risulta -54% (non clinicamente significativa). Gli outcome di laboratorio (9/19 parametri migliorati): riduzione ALT, AST, GGT, auemnto α-tocoferolo, riduzione TNF-α, IL-6, aumento EPA e DHA plasmatici.

APPLICAZIONI IN ETÀ NEONATALE E PEDIATRICA.
COLESTASI E LIPIDI: IMPLICAZIONI PRATICHE PER LA SCELTA DELL’EMULSIONE LIPIDICA IN PEDIATRIA E NEONATOLOGIA. QUANDO CONSIDERARE RESCUE THERAPY CON OLIO DI PESCE
Relatrice: Dott.ssa Chiara Biagetti

L’ambito neonatale rappresenta probabilmente un settore in cui il ruolo delle emulsioni lipidiche contenenti FO assume peculiare rilevanza clinica. I neonati pretermine soprattutto presentano esigenze nutrizionali particolarmente elevate, legate alla crescita accelerata e allo sviluppo neurologico e retinico. In questi pazienti la NP costituisce spesso un supporto indispensabile nelle fasi iniziali della vita. Poiché l’apparato intestinale ha necessità di abituarsi gradualmente agli apporti, la progressiva introduzione della nutrizione enterale viene accompagnata da una NP (definita Bridging PN), che richiede un delicato equilibrio tra supporto metabolico e prevenzione delle complicanze. Tra queste assumono particolare importanza l’enterocolite necrotizzante con conseguente necessità di chirurgia, che spesso richiede confezionamento di stomie, la sindrome dell’intestino corto, sia anatomico sia funzionale, e la complicanza epatica potenzialmente a esso associata, ovvero la malattia epatica associata all’insufficienza intestinale (Intestinal Failure Associated Liver Disease - IFALD). Le LLGG EUROPEE 2018 (ESPGHAN/ESPEN/ESPR/CSPEN guidelines on pediatric parenteral nutrition) indicano che nella NP personalizzata di durata superiore a pochi giorni la scelta dell’emulsione lipidica deve essere orientata, sia nel pretermine/neonato sia nel bambino, a una miscela composita ILE (con o senza FO). Nei casi di IFALD: ILE composite con FO, IFALD SEVERO: FO puro come rescue therapy (ESPGHAN/ESPEN/ESPR/CSPEN GL 2018, Goulet JPEN 2020 Summit on lipids in PN) dove per IFALD SEVERO: bilirubina diretta almeno >2 mg/dl in progressivo aumento in paziente con previsione di necessità di PN per lungo periodo. Prevenzione IFALD/PNAC (Parenteral Nutrition-Associated Cholestasis, Colestasi Associata a Nutrizione Parenterale): diversi studi RCT e non RCT hanno dimostrato un più basso livello di bilirubina totale in pazienti avviati ad una miscela contenente FO in confronto a pz che hanno ricevuto emulsioni composite prive di FO. Trattamento IFALD/PNAC: studi di tipo non RCT hanno mostrato come una emulsione contenente FO o l’uso di solo FO possa avere effetto sulla riduzione della colestasi/IFALD. Le LLGG quindi suggeriscono che le emulsioni contenenti FO possano contribuire alla prevenzione e al trattamento della colestasi associata alla nutrizione parenterale. Nei casi più gravi, caratterizzati da progressivo incremento della bilirubina diretta e rischio di insufficienza epatica, formulazioni costituite esclusivamente da FO sono state utilizzate come strategia di salvataggio con risultati incoraggianti. Anche attraverso l’esposizione di un caso clinico è emerso che la valutazione dell’andamento della bilirubina diretta è parametro determinante nella scelta di introduzione di FO puro nelle NP a lungo termine. FO puro viene usato come rescue therapy se la bilirubina è molto elevata a causa del reale rischio di insufficienza epatica e conseguente trapianto di fegato se non regredisce. Tuttavia, l’assenza di studi randomizzati controllati di elevata qualità a causa dell’impossibilità di condizioni di fattibilità in ambito neonatale limita ancora la possibilità di formulare raccomandazioni definitive.

VALUTAZIONE ECONOMICA E IMPLICAZIONI PER LA FARMACIA OSPEDALIERA DALL’EVIDENCE-BASED MEDICINE ALLA NUTRIZIONE PERSONALIZZATA: HEALTH TECHNOLOGY ASSESSMENT (HTA) TRA EVIDENZE SCIENTIFICHE, PERSONALIZZAZIONE DELLA TERAPIA E SOSTENIBILITÀ CLINICO-ECONOMICA
Relatrice: Dott.ssa Tiziana Magnante

L’analisi delle evidenze disponibili conduce a una riflessione più ampia sul futuro della nutrizione clinica. L’attuale complessità dei pazienti suggerisce la necessità di un’evoluzione verso modelli di medicina personalizzata.

Non esiste infatti una formulazione ideale per tutti i pazienti. La scelta deve tenere conto del setting, dell’età, della patologia di base, della durata prevista della NP, della funzionalità epatica, della capacità metabolica e della fase evolutiva della malattia. In questa prospettiva, anche la valutazione economica assume una dimensione di applicazione della farmacoeconomia. Gli studi di HTA dimostrano come il costo iniziale di acquisizione più elevato delle formulazioni avanzate possa essere compensato dalla riduzione delle complicanze infettive tra cui la sepsi, della durata della degenza e del consumo complessivo di risorse sanitarie con beneficio clinico-economico generale. Il valore di una tecnologia nutrizionale non può quindi essere misurato esclusivamente attraverso il prezzo di acquisto, ma deve essere valutato considerando gli outcome clinici generati e i costi evitati in ottica di razionalizzazione delle risorse sanitarie e di una medicina basata sul valore. Dallo studio analizzato (Pradelli et al.) emerge che l’Incremental Cost-Effectiveness Ratio (ICER), in tutti i Paesi coinvolti (Francia, Germania, Italia, Spagna e UK), è risultato dominante secondo il modello di simulazione, cioè l’utilizzo di FO determina maggiore efficacia a un costo inferiore rispetto all’alternativa (non FO-PN).

CONCLUSIONI

Le attuali evidenze sembrano indicare una direzione diversa: il passaggio da un modello standardizzato di nutrizione artificiale a una nutrizione personalizzata, nella quale la scelta dell’emulsione lipidica viene adattata alle caratteristiche biologiche, cliniche ed evolutive del singolo paziente. Le più recenti raccomandazioni internazionali riconoscono un ruolo favorevole alle emulsioni lipidiche contenenti olio di pesce in diversi contesti clinici, inclusi il paziente critico, il paziente chirurgico e i soggetti sottoposti a nutrizione parenterale prolungata. Le emulsioni lipidiche contenenti olio di pesce rappresentano una delle innovazioni più significative della nutrizione parenterale contemporanea. Le loro proprietà biologiche, unite ai risultati favorevoli emersi in alcuni studi clinici ed evidenze, suggeriscono un potenziale ruolo nel miglioramento degli outcome dei pazienti critici e pediatrici. L’impiego delle emulsioni lipidiche richiede tuttavia un attento monitoraggio clinico e laboratoristico. L’ipertrigliceridemia rappresenta una delle principali complicanze metaboliche e può evolvere verso condizioni clinicamente rilevanti, inclusa la pancreatite acuta. Per questo motivo il controllo periodico dei trigliceridi deve essere considerato parte integrante del percorso assistenziale. Un importante consensus internazionale sviluppato da un panel multidisciplinare di esperti ha evidenziato un accordo unanime sul valore di tali formulazioni nel miglioramento del profilo infiammatorio e immunologico. Analogamente, numerose revisioni sistematiche e meta-analisi hanno suggerito una riduzione delle complicanze infettive, della durata della degenza ospedaliera e, in alcuni casi, dei costi complessivi dell’assistenza. Tuttavia, tali risultati devono essere interpretati con cautela. Una delle principali criticità riguarda la qualità metodologica degli studi disponibili. La nutrizione artificiale presenta caratteristiche che rendono complessa l’applicazione dei tradizionali modelli sperimentali utilizzati per la valutazione dei farmaci. Le formulazioni nutrizionali non sono infatti specialità medicinali e la loro efficacia dipende da numerose variabili cliniche, metaboliche e organizzative talvolta difficilmente controllabili. A ciò si aggiunge la questione dei conflitti di interesse. Una parte rilevante della ricerca nel settore è sostenuta economicamente dalle aziende produttrici, circostanza che impone particolare attenzione nella valutazione critica dei risultati pubblicati. La presenza di sponsorizzazioni industriali non invalida automaticamente le conclusioni degli studi, ma richiede una maggiore vigilanza metodologica e la necessità di conferme indipendenti. La qualità delle evidenze rimane eterogenea e la necessità di studi indipendenti, multicentrici e metodologicamente robusti rappresenta una priorità per la ricerca futura. Ulteriori aspetti meritevoli di considerazione riguardano la sicurezza organizzativa della nutrizione parenterale. La centralizzazione degli allestimenti presso le farmacie ospedaliere, la standardizzazione delle procedure e l’adozione di sistemi di controllo della qualità e sicurezza in tutte le fasi, dalla prescrizione alla somministrazione, rappresentano strumenti fondamentali per ridurre il rischio di errori e garantire la sicurezza del paziente.